Vai ai contenuti | Vai al campo di ricerca | Vai al menù principale

Home Appennino e Verde Parchi naturali Parco Regionale dei 100 Laghi

Parco Regionale dei 100 Laghi

Il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, conosciuto anche come il Parco dei Cento Laghi, occupa una porzione dell'Appennino parmense orientale, al confine con le province di Reggio-Emilia e Massa-Carrara. La presenza delle diverse fasce altimetriche (dai 400 ai 1650 m s.l.m.) garantisce una notevole varietà di ambienti e un elevato grado di biodiversità.

 

Il parco si presenta come un ambiente ancora integro, dove da secoli la natura si sposa con il vivere dell'uomo e dove fa da cornice a eccellenze agroalimentari conosciute e apprezzate in tutto il mondo come il Parmigiano-Reggiano DOP e il Prosciutto di Parma DOP.

 

 

Nato nel 1995 come Parco di Crinale dell'Alta Val Parma e Cedra, il Parco Regionale, un territorio di 1.485 ettari - con un'area contigua di 24.827 ettari -, si occupa non solo della tutela di splendidi ambienti sommitali, ricchi di natura e quasi completamente disabitati, ma valorizza anche il paesaggio rurale di media montagna, ancora ben conservato e ricco di biodiversità, agricoltura, prodotti tipici, cultura e turismo.

 

L’ambiente e i paesaggi

La grande varietà di habitat e fasce altimetriche danno vita ad un mosaico di paesaggi davvero interessante e fanno del Parco un ambiente ancora integro, dove da secoli la natura si sposa con il vivere dell'uomo.

 

Il territorio dell’area protetta è eterogeneo e differenziato, grazie all’estensione della sua superficie che spazia dall’ambiente collinare (450 m s.l.m.) del fondovalle del Torrente Parma, fino agli imponenti rilievi posti a ridosso del crinale appenninico principale e sulle dorsali secondarie che dallo stesso si staccano perpendicolarmente (1500/1600 m s.l.m.). Dalla verde e agricola collina fino alle aree montuose dove ancora sono evidenti le tracce dell’ultima glaciazione (tra 75000 e 10000 anni fa), è un susseguirsi di ambienti diversi, ognuno con proprie caratteristiche naturali, culturali e paesaggistiche.

 

Le dorsali montuose, disposte perpendicolarmente al crinale principale, disegnano una bellissima successione di piccole vallate, incise da limpidi torrenti e dominate da alcune cime che sono veri e propri “balconi” naturali (M.te Caio 1584 m, M.te Navert 1657 m, M.te Torricella 1728 m, M.te Cervellino 1492 m).

La flora

La ricca successione di fasce altimetriche, la diversa esposizione dei versanti e la complessa geomorfologia del territorio hanno favorito la presenza di una ricca copertura vegetale sia erbacea che forestale, entrambe spesso fortemente condizionate dalla presenza e dalle attività umane, ma che a volte sono testimoni viventi di un passato remoto e per molti quasi ignoto. La presenza dell'uomo nel paesaggio vegetale si risente maggiormente lungo le pendici che risalgono dai fondovalle sino a 900-1.000 m: boschi misti di latifoglie governati a ceduo per la produzione di legna si alternano, prima a seminativi, poi a prati stabili per lo sfalcio e il pascolo, segnati da siepi, filari alberati e muretti a secco, più frequenti intorno ai centri abitati.

 

Sui freschi versanti esposti a nord nei boschi misti, di origine naturale, prevalgono cerro e carpino nero, affiancati da acero campestre, orniello e sorbi; sporadica è la roverella, una quercia tipica dei versanti assolati. Nel sottobosco sono frequenti maggiociondolo, nocciolo, biancospino, prugnolo e tra le erbacee abbondano le precoci fioriture di primule, ellebori, anemoni, polmonarie e viole; in estate risaltano le infiorescenze di orchidee e campanule.

 

I boschi cresciuti sui detriti morenici sono stati in passato sostituiti con castagneti da frutto, che dal dopoguerra hanno subito un lento abbandono, spesso trasformati in cedui e gradualmente invasi dalle piante dei boschi originari. Nel parco, tuttavia, sopravvivono castagneti ben curati intorno a Bosco di Corniglio e tra Casarola, Riana e Montebello, dove le chiome dei castagni ombreggiano un rado sottobosco. Dai 900-1.000 m sino ai 1.700 i boschi di faggio rivestono i versanti montani, interrompendosi in corrispondenza di radure prative e affioramenti rocciosi.

 

Nei punti più inaccessibili, le faggete del Parco custodiscono piccoli nuclei relitti ed esemplari secolari di Abete Bianco, Abete Rosso e Tasso, testimonianza relitta di boschi ben più estesi che in epoche remote rivestivano i rilievi appenninici. La loro storia è legata alle alterne condizioni climatiche succedutesi su queste montagne dopo l'ultima glaciazione, che favorirono la formazione di boschi di abete bianco e in seguito di abete rosso, mentre il clima attuale, adatto al faggio, ha provocato la graduale regressione di queste conifere. Anche lo sfruttamento da parte dell'uomo del pregiato legname di abete ha accelerato il naturale declino di queste specie. I nuclei relitti tutelati nel Parco conservano un patrimonio genetico unico e originale, utile agli studiosi per ricostruire la storia naturale di questi luoghi, e sono un prezioso serbatoio di diversità biologica per i boschi appenninici.

 

Abbondanti e spettacolari sono anche le fioriture presenti nel Parco, che a volte rappresentano una vera rarità, come nel caso della di Primula apennina, una pianta esclusiva del crinale parmense e reggiano che, poco dopo lo scioglimento delle nevi, caratterizza gli ambienti rocciosi più inaccessibili. Le sponde dei ruscelli d'alta quota e alcune conche glaciali dell’alta Val Cedra conservano la vegetazione e le fioriture tipiche delle zone umide. In diversi casi le depressioni lacustri che ospitavano laghi sono state colmate da torbe e hanno dato vita a quell' ecosistema molto prezioso e fragile che è la torbiera.

La fauna

Per le sue caratteristiche il territorio del Parco offre l'habitat ideale a molte delle specie che caratterizzano l'Appennino emiliano, sia negli ambienti sommitali ma anche negli ecosistemi più collinari e medio-montani. Alcune specie simbolo (lupo e aquila reale in primis) sono rara testimonianza di un ambiente sano, mentre la moltitudine di altre specie presenti sono sintomo di un elevato grado di biodiversità e quindi di ”varietà della vita”.

 

Tra le specie simbolo del parco il lupo Appenninico è sicuramente quella di maggiore interesse dopo che questa specie, tradizionalmente sottoposta a un'accanita persecuzione, negli ultimi anni ha conosciuto un periodo di espansione. A influenzarne positivamente l’attuale presenza non sono state le presunte quanto inesistenti immissioni operate dall’uomo, ma piuttosto il netto incremento delle popolazioni di prede, soprattutto ungulati, e il progressivo spopolamento della montagna e il conseguente abbandono delle pratiche agricole e forestali. Le migliorate condizioni ambientali hanno così favorito il Lupo nella sua azione di ricolonizzazione dell’Appennino settentrionale, avendo come punto di irraggiamento le poche zone dell’Appennino centrale, dove ha saputo sopravvivere alle persecuzioni.

 

Il capriolo, specie tipica di ambienti meno elevati, è presente grazie a una serie di passate reintroduzioni e negli ultimi anni la sua densità è in deciso aumento, mentre la specie più evidente e diffusa è il cinghiale, che risente in modo massiccio della gestione venatoria alla quale è sottoposto da decenni.

 

Gli uccelli sono, tra i vertebrati, il gruppo che comprende il maggior numero di specie, sia stanziali che di passo visto che i valichi appenninici rappresentano punti obbligati di transito per i migratori. Il passo del Lagastrello (alta Val d’Enza) è interessato da un notevole passaggio di falconiformi e columbiformi, mentre sui valichi del Cirone e della Cisa (Val Parma e Baganza) si concentra il flusso del passeriformi.

 

La più significativa ed affascinante delle emergenze è l'aquila reale, che da diversi anni nidifica nelle poche e preziose pareti rocciose del Parco. Tra i rapaci sono sicuramente nidificanti falco pecchiaiolo, astore, sparviero, poiana, gheppio, lodolaio e falco pellegrino.

Tipici degli ecosistemi boschivi sono assiolo, upupa e picchio rosso minore. Dove prevale il faggio, tuttavia, si rinvengono cincia bigia, ciuffolotto e picchio rosso maggiore, mentre nei rimboschimenti artificiali di conifere sono da segnalare rampichino alpestre, cincia dal ciuffo e gufo reale. Torrenti e in qualche caso laghi d'alta quota sono l'habitat del raro merlo acquaiolo, una specie amante delle zone con acque limpide e corrente veloce.

 

La cosiddetta “fauna minore” comprende tutti quegli animali, spesso dimenticati o addirittura bistrattati, che tuttavia svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi. Queste specie interessano infatti la quota preponderante della fauna italiana, e riguardano i principali componenti delle catene alimentari e gli organismi essenziali per la regolazione dei cicli biologici.

 

Tra la fauna minore i micromammiferi sono rappresentati da toporagni, arvicole (tra le quali l'arvicola delle nevi), moscardino e ghiro. Comuni sono anche volpe, tasso (che predilige le situazioni dove i prati si alternano ai boschi) donnola, faina e puzzola.

 

Tra i pesci la trota fario è ormai diffusamente presente nei torrenti e nei laghi del parco. Fra gli altri anfibi presenti, nelle pozze e in prossimità dei torrenti, sono da segnalare il tritone crestato, la salamandra pezzata, il rospo comune, la rana temporaria e la rana agile, che possono essere osservati con facilità anche in aree inerbite e fresche, sotto tronchi marcescenti e pietre, e nel sottobosco.

 

Tra i rettili sono presenti la lucertola campestre e il ramarro; il serpente più diffuso, e il solo che puó rappresentare un pericolo per l'uomo, è la vipera comune.

 

Parco Regionale dei Cento Laghi

Sede Provvisoria Ente di Gestione
P.za G. Ferrari, 5
43013 Langhirano (PR)
Tel. +39 0521 354111 - Fax +39 0521 858260
E-mail: info.valli-cedraeparma@parchiemiliaoccidentale.it

 

Uffici operativi Parco a Corniglio
Località Ex Colonia Montana - 43021 Corniglio (PR)
Tel. +39 0521 880363 - Fax +39 0521 881287

info.valli-cedraeparma@parchiemiliaoccidentale.it

Uffici operativi Parco a Monchio delle Corti
Via Parco dei Cento Laghi, 4 - 43010 Monchio delle Corti (PR)
Tel. +39 0521 896618 - Fax +39 0521 896714


Punto Informazioni

presso Albergo Ghirardini

Via Bosco, 106
43020 Bosco di Corniglio (PR)

Tel. +39 0521 889123 - Fax +39 0521 889001
info100laghi.bosco@libero.it

 

Infopoint Interattivo multimediale di Boschetto

Loc. Boschetto, lungo la S.P. 665 “Massese”, Tizzano Val Parma (PR)

 

Link

Parchi del Ducato

Parks

ErmesAmbiente
Portale Parchi della Provincia di ParmaParchi Emilia Occidentale

 

Come arrivare

Casello autostradale A1 Parma e SS 665 Massese oppure A15 della Cisa uscita a Berceto. Per raggiungere il settore orientale dell'area protetta si risale la Valle dell'Enza con la Strada Provinciale 68.

In autobus: dalla stazione ferroviaria (e da altre fermate nella città) di Parma ci sono linee extraurbane per i paesi di Corniglio e Monchio delle Corti. Consultare sito www.tep.pr.it. Per i collegamenti tra i capoluoghi di comune (Monchio delle Corti, Corniglio e Tizzano Val Parma) potrebbe essere disponibile il servizio di PRONTO BUS EXTRA, servizio TEP di autobus a chiamata creato per agevolare la mobilità nei comuni di Montagna.

Ultimo aggiornamento 29/06/2017

Azioni sul documento

Visualizza la mappa di Google dell'Appennino

Temi di interesse

Suggerimenti, proposte e attività
tra fiere, arte, sapori e divertimento.

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter
per tenerti aggiornato su eventi
e manifestazioni in Emilia-Romagna.





mese anno
mese anno