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I Romani

E' con la fine vittoriosa della terza guerra sannitica, nel 295 a.C., che si pongono le condizioni per un’espansione romana, prima militare, poi civile, di là degli Appennini. Prende così avvio la progressiva conquista della vasta regione del Po e la colonizzazione di quella parte d’Italia denominata Cispadana, corrispondente all’attuale Emilia-Romagna.

 

Ad Ariminum (Rimini - 268 a.C.) spetta il primato di più antica colonia fondata in terra emiliano-romagnola sia in funzione d’interposizione fra il territorio liberato dai Senoni e quello ancora in mano ai Galli Boi, sia come presidio a controllo del passaggio fra il centro e il settentrione d’Italia.

 

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Nonostante una situazione di ancor forte conflitto con le genti celtiche e i loro alleati, nel cinquantennio seguente la penetrazione romana si consolida attraverso l'assegnazione di terre ai ceti rurali, la realizzazione da parte di Gaio Flaminio dell’omonima via consolare (220 a.C.) che univa Roma con Rimini, costituendo per il cuore della penisola una formidabile testa di ponte verso il Nord, e con la fondazione - all’altro capo della regione - delle colonie gemelle di Piacenza e Cremona (218 a.C.), cui era affidato il compito di vigilare e proteggere i collegamenti fra Etruria settentrionale e Cisalpina e sul corso del Po.

 

La discesa di Annibale lungo il fronte italiano delle Alpi, con i Celti cisalpini al suo fianco, arrestano l’azione espansiva romana.

 

Alcuni luoghi della regione divengono teatro di scontri sanguinosi, come la battaglia della Trebbia (218 a.C.), in cui emerge la superiorità militare e strategica del condottiero cartaginese, e l’agguato subito dall’esercito di Postumio Albino alla Selva Litana (216 a.C.) ad  opera di una coalizione di popolazioni celtiche alleate del generale punico. Le lotte dei successivi trent’anni con le tribù celtiche si chiudono nel 191 a.C. quando Scipione Nasica sbaraglia definitivamente i Boi.

 

Da quel momento in avanti  prende il via la seconda fase coloniaria. L'espansione è attuata attraverso un’incalzante occupazione del territorio e la realizzazione di un’efficiente rete viaria al servizio delle comunità coloniali.

 

Nel 189 a.C., sul luogo della capitale prima etrusca e poi celtica nasce la colonia latina di Bononia (Bologna). Due anni dopo, nel 187 a.C., il console Lepido realizza la via Emilia per collegare gli estremi regionali di Rimini e Piacenza, opera che almeno nei suoi momenti iniziali ha un alto valore strategico – militare prima ancora che civile. Sempre in funzione militare, il console Gaio Flaminio, collega di Lepido e discendente del costruttore della Flaminia, nello stesso anno apre il tracciato transappenninico - noto come Flaminia minore - per congiungere Arezzo con Bononia.

 

Di lì a poco è la volta di altre due rilevanti fondazioni: Mutina (Modena) e Parma, entrambe del 183 a.C.

 

A questi importanti siti urbani si aggiungono col tempo centri abitati di medie dimensioni che assolvono la funzione di centri amministrativi e punti di smistamento all’incrocio fra gli itinerari appenninici e la grande via di pianura, caratterizzandosi talora come fora, ossia come aree d’incontro e mercato: Regium Lepidi (Reggio Emilia), Forum Gallorum (nei pressi di Castelfranco Emilia), Forum Corneli (Imola), Forum Livi (Forlì), Forum Popili (Forlimpopoli), Caesena (Cesena).

Una fitta trama di centri minori, municipi, villaggi, in qualche caso preesistenti al dominio romano - Veleia, Florentiola (Fiorenzuola), Fidentia (Fidenza), Brixellum (Brescello), Tannetum (Taneto, nei pressi di S. Ilario d'Enza), Sassina (Sarsina), Mevaniola (nei pressi di Galeata), Forum Druentinorum (Bertinoro) etc. - e stazioni di posta e cambio cavalli lungo le grandi arterie di traffico completano il tessuto insediativo.

 

Di pari passo procede la bonifica del territorio confiscato. La pianura viene appoderata e parcellizzata con il metodo della centuriazione, allo scopo di suddividere lo spazio disponibile in fondi da assegnare ai coloni inviati a popolare le nuove colonie.

 

Questa vasta opera di modellazione territoriale incide profondamente sul paesaggio originario: si attua il disboscamento delle vaste foreste planiziali, le paludi vengono prosciugate, i terreni messi a dimora, mentre una serie di elementi infrastrutturali di organizzazione e gestione del territorio - scoli, divisioni poderali, tracciati interni, vie  di servizio locale etc. - pianificati con rigore, scandiscono geometricamente lo spazio conferendo alla regione il volto che in gran parte ancor oggi conserva, soprattutto nelle zone a immutata destinazione agricola.

 

Emergono quelle vocazioni produttive, economiche, commerciali, spesso mantenute vitali sino all’età odierna, che facevano osservare al geografo greco Strabone come i Romani qui residenti godessero di una condizione di superiorità rispetto al resto dell'Italia: una cerealicoltura estensiva, una suinicoltura capace di sostentare i bisogni dell’intera città di Roma, alcune eccellenze come la produzione viti-vinicola o quella delle lane pregiate, la fiorente industria ceramica.

 

Sul litorale adriatico, nel I sec. d.C. l’antico centro umbro di Ravenna, con il suo particolare territorio lagunare, si trasforma per volere dell’imperatore Augusto nella sede della flotta imperiale posta a controllo del Mediterraneo orientale, diventando un vero crocevia di genti convergenti dalle diverse parti dell’impero. Nel IV sec. d.C., dopo un periodo di decadenza in seguito al ritiro della flotta e all’interramento del porto, Ravenna conosce un nuovo splendore  grazie allo spostamento della capitale da Milano deciso da Onorio. E’ questo l’inizio di un nuovo destino della città, che per ben tre volte  -  ora e poi in età teodoriciana e bizantina - assurgerà a questo ruolo nel corso della storia.

 

(IBC – Dr.ssa Fiamma Lenzi)

 

Pubblicazioni:
Antico Tempo Presente
L'Emilia-Romagna dei Romani

a cura di IBC

Ultimo aggiornamento 10/01/2017

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