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Le Terramare

La civiltà delle Terramare, villaggi fortificati circondati da un terrapieno e da un fossato, si sviluppò nell'età del bronzo, tra il 1650 e il 1170 a.C., nella pianura padana. Il nome deriva da terra marna (dal dialetto emiliano "terra grassa") con riferimento al terriccio che si trovava entro basse collinette, frequenti nell'Ottocento nel paesaggio della pianura padana.

 

Parco archeologico di Terramara

 

Concentrati nell’Emilia centro-occidentale e nella zona transpadana compresa tra le province di Verona, Mantova e Cremona, i villaggi erano numerosi e tutta l’area era densamente abitata. Il numero complessivo degli abitanti era assai alto per quel tempo, poteva aggirarsi fra 150.000 e 200.000. Le case erano frequentemente costruite su palafitte, sebbene non sorgessero in aree lacustri o fluviali, affiancate e separate da strade molte strette.

 

La società era organizzata secondo un modello partecipativo che coinvolgeva tutta la comunità, anche se erano attestate già differenze economiche e sociali. Oltre ai capi, i guerrieri rappresentavano l’élite emergente. Importante era inoltre il ruolo degli artigiani metallurghi che realizzavano spade, pugnali, lance, spilloni, fibule, rasoi, ma anche attrezzi per l’agricoltura come i falcetti.

 

Per circa cinque lunghi secoli  la pianura padana si copre dunque  di insediamenti di lunga durata con caratteristiche strutturali complesse che presuppongono capacità costruttive e organizzative evolute, mentre il territorio subisce  una profonda trasformazione in senso antropico con il disboscamento, la messa a coltura di vaste zone, la regimentazione delle acque e il controllo della rete fluviale.

 

L’agricoltura intensiva e l’allevamento favoriscono un forte incremento della popolazione e lo sviluppo della produzione artigianale, mentre gli scambi e i traffici sono certamente favoriti dall’esistenza di alcune importanti direttrici di traffico che  mettono il mondo terramaricolo in contatto con altri distretti della penisola e con  l’area  transalpina ed europea in generale, portando negli abitati manufatti e beni di prestigio.

 

La testimonianza forse più appariscente dell’apertura di questa grande civiltà padana al mondo esterno è rappresentata dall’ambra che dalle coste  della Danimarca e della Germania attraverso il più famoso dei percorsi della protostoria europea, la “via commerciale dell’ambra”,  scendeva fino all’Adriatico e qui veniva smistata da una parte verso l’entroterra e, dall’altra,  scendendo lungo la penisola prendeva la via della Grecia micenea.

 

Rispetto all’ingente quantità di dati e materiali provenienti dagli abitati, le informazioni riguardanti le necropoli dell' area terramaricola emiliana sono assai più modeste. Sono solo cinque le necropoli, sempre esclusivamente composte da sepolture ad incinerazione,  di cui si conoscono i relativi materiali (Copezzato, Parma, Montata, Casinalbo, Pragatto). Accanto ai vasi cinerari si ha la presenza di oggetti di corredo, per lo più  relativi all’abbigliamento e all’ornamento: spilloni fermatrecce, fibule perle, pinzette, armille.

 

Apparentemente al culmine del suo sviluppo la società terramaricola subisce, intorno al 1200 a.C. o poco dopo, una drammatica crisi che ancora oggi appare inspiegabile se non pensando al concorrere di diverse concomitanti cause  naturali, demografiche e storiche che portano all’abbandono repentino degli insediamenti e al crollo di un sistema economico e sociale che si era sviluppato per circa  mezzo millennio.

 

Benché capillarmente diffuse, soprattutto nel territorio parmense, reggiano, modenese,  per la loro stessa natura le terramare una volta indagate archeologicamente non conservano evidenze strutturali alla vista se non in rarissimi casi. Fa eccezione il Museo e Parco Archeologico di Montale, a Castelnuovo Rangone (MO), dove la musealizzazione di un’area di scavo, indagata con moderne metodologie operative, si affianca alla ricostruzione a grandezza reale di una parte del villaggio terramaricolo, così come è stato possibile dedurla dai dati archeologici. Il Parco organizza diverse attività didattiche con visite guidate, laboratori di antiche tecniche e riproduzioni delle principali attività artigianali dell’età del bronzo, centri estivi per ragazzi alla scoperta del mondo antico.

 

Un altro importante sito terramaricolo è l’abitato di Santa Rosa di Fodico (Poviglio - RE), ove sono tuttora in corso indagini archeologiche per mettere in  luce la complessa morfologia di questo abitato formato da un villaggio più piccolo, di forma grosso modo quadrangolare, e di uno più ampio a sud del primo, parzialmente delimitato da un terrapieno. Nel periodo estivo si organizzano visite guidate al cantiere archeologico, mentre  per conoscere questa rilevante realtà insediativa dell’età del Bronzo e i suoi materiali si può visitare il Museo della Terramara.
(Testo redatto in collaborazione con IBC - Dr.ssa Fiamma Lenzi)

 

Le Terramare in Emilia Romagna:

Ultimo aggiornamento 27/12/2013

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