La canna, il vimini e la paviera
La lavorazione della canna e delle erbe palustri è un’antica tradizione a Villanova di Bagnacavallo, “il paese delle cinque erbe” nell’entroterra ravennate, che conserva ancora preziose testimonianze dell’antica civiltà palustre e dell’originale utilizzo sia delle erbe di valle che del legno nostrano.
Qui, il bookshop dell’Ecomuseo offre sporte di varie dimensioni, cesti, scope, scopini, richiami, scarpine, coperture per i fiaschi. Impossibile lasciare il Museo senza aver acquistato la sporta/colino per il pesce, un vero oggetto di culto.
Molto diffusa anche nella provincia di Ferrara, in particolar modo nella zona del Parco del Delta, è la lavorazione ad intreccio della paviera, una canna palustre che cresce spontanea.
Gli artigiani, specie quelli di Argenta, Comacchio e Ostellato, ne fanno borse, stuoie, ceste e contenitori per l'attività agricola. Questo tipo di materiale, che galleggia molto bene sull'acqua, è anche utilizzato per richiami a forma d’uccelli acquatici del Delta, un tempo usati per la caccia ed oggi divenuti deliziosi soprammobili d’arredo.
Per un lunghissimo periodo di tempo la media Val d'Enza, nella provincia di Reggio Emilia, è stata il luogo d’eccellenza per la lavorazione del salice da vimini.
Le origini di questo tipo d'artigianato, che ha profondamente caratterizzato il territorio di Canossa e dei suoi dintorni fino ad alcuni decenni fa, risalgono al secolo XVII. Ma ancor oggi, a Canossa, si trovano opere artigianali create dagli abili impagliatori, come sedie, ceste e panieri. Annualmente sul territorio sono anche organizzati corsi di intreccio e impagliatura per imparare questa antica tecnica.





