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Le strade dei pellegrini

Il pellegrino, l'homo viator del medioevo, esprime perfettamente la condizione umana; riconoscendosi in cammino verso il regno dei cieli, fin dai tempi antichi egli si dirigeva verso i luoghi ove si sarebbe verificato l'incontro illuminante, dove la grazia si sarebbe profusa più largamente che altrove.

 

Il pellegrino si muove verso un posto che considera caro e sacro e, quando parte, egli è già arrivato con la mente e con il cuore. Ma è proprio il cammino che fa tra casa e arrivo che sarà fondamentale per dare alla meta quel valore che la renderà luogo di gioia, e per dare al pellegrinaggio il significato di un percorso di penitenza e di riscatto morale, di un viaggio compiuto per devozione, ricerca spirituale.

 


 

La storia ci insegna come i flussi dei pellegrinaggi religiosi non abbiano aperto strade nuove ma abbiano fruito di quelle, convergenti su Roma da gran parte della penisola, che erano state tracciate dai romani. A Roma, capitale della cristianità, i pellegrini, anche detti romei, confluivano da ogni parte d'Europa per venerare le reliquie di Cristo e dei primi martiri cristiani. Già ampiamente documentato ai tempi dei Longobardi, il pellegrinaggio romano si intensificò con l'inizio della dominazione franca in Italia e la ricostruzione del sacro Romano Impero. Dopo il 1300, anno in cui Bonifacio VIII proclamò il primo Anno Santo, il pellegrinaggio verso Roma si rafforzò notevolmente proprio grazie all'istituzione dei giubilei.

Provenendo da Oltralpe, i pellegrini percorrevano l’Italia da nord a sud, passando per l’Emilia Romagna. Attraversavano gli Appennini giungendo in Toscana o in Umbria alla volta di Assisi e Roma, oppure seguivano la strada costiera toccando Ravenna, Classe, Cervia, Cattolica ed incrociando in più punti la via Emilia e Flaminia, per raggiungere gli imbarchi della Puglia per Gerusalemme e la Terra Santa.

 

L’Emilia-Romagna offre oggi la possibilità di percorrere 14 di queste antiche vie di pellegrinaggio su  tracciati pedonali e ciclabili, caratterizzati da una forte valenza spirituale, storica e naturalistica e che rientrano all’interno delle mete del turismo religioso-culturale. Essi sono mappati ed in gran parte segnalati con indicazioni specifiche. Si articolano in: la Via Francigena, riconosciuta oggi dal Concilio Europeo come itinerario culturale; la Via Romea Germanica, la Via Romea Nonantolana e Romea Longobarda, antichi itinerari europei di pellegrinaggio verso Roma; la Via degli Abati, che ripercorre i percorsi seguiti dagli Abati per attraversare gli Appennini; il Cammino di Sant’Antonio, il Cammino di Assisi, il Cammino di San Vicinio, il Cammino di San Francesco, legati ai luoghi caratterizzati dalla vita di San Francesco e Sant’Antonio; la Via degli Dei, che collega Bologna a Firenze; il Sentiero di Matilde di Canossa che unisce l’appennino reggiano alla Toscana; la Piccola Cassia, uno dei tanti sentieri che portava a Roma congiungendosi con la Via Francigena; la Via di Linari, in territorio parmense; il Cammino di Dante, che collega Ravenna a Firenze.

 

Lungo il cammino, i pellegrini trovavano importanti centri di preghiera e di vita monastica come l’Ospizio di San Pellegrino in Alpe nel reggiano, l’abbazia di Pomposa nel ferrarese, Sant'Apollinare in Classe a Ravenna, visitavano santuari come San Luca a Bologna, pievi storiche, città d’arte come Piacenza, Modena, Ferrara, Ravenna, siti archeologici come Sarsina, borghi medievali come Bobbio, attraversando aree naturalistiche protette, parchi regionali e provinciali di straordinaria bellezza.

Gli itinerari collegano importanti centri culturali e spirituali tutti in prossimità dell’Emilia Romagna, come Milano, Padova, Venezia, Assisi, Laverna, Camaldoli, Firenze, Roma, con molte forme di ospitalità specifica lungo la rete dei percorsi come i rifugi, le case del pellegrino, gli ostelli, i conventi, i monasteri, le case per ferie, le case parrocchiali e le Case Nove che fanno parte del patrimonio ricettivo ecclesiastico.

 

Ultimo aggiornamento 11/11/2016

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