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Home Le vie dei Romei Bagno di Romagna e i varchi di attraversamento dell’Appennino

Bagno di Romagna e i varchi di attraversamento dell’Appennino

Bagno di Romagna - Mulattiera del Chiardovo - Foto di Sereno RossiCentro termale e di villeggiatura, Bagno di Romagna ancor oggi si offre come piacevole luogo di sosta per i moderni pellegrini che raggiungono Roma percorrendo la E/45. La “Strada di Grande Comunicazione” che le corre accanto ricalca infatti fedelmente il tracciato di un’antica via romana, lungo le valli del Savio e del Tevere, seguita dai romei per raggiungere l’Urbe.

 

Fin dal medioevo, Bagno è stato un importante nodo viario e luogo di sosta grazie alla sua posizione geografica, posta alla confluenza di percorsi che consentivano il transito dell’Appennino tra la pianura romagnola e la Toscana, a sud della celebre “Via Francigena”. Qui convergevano due strade, da tempo organizzate con hospitalia, che si distaccavano dalla “Via Emilia”, a Forlì e a Cesena.

 

La prima vi giungeva risalendo la contigua valle del Bidente (o Ronco): era un’importante via romea peregrinorum, indicata in guide duecentesche per pellegrini nord europei ("Annales Stadense auctore Alberto" e "Iter de Londinio in Terram Sanctam") e giudicata la migliore per raggiungere Roma da Bologna.

 

L’altra, descritta dettagliatamente nel 1371 ("Descriptio Romandiole" di Anglic de Grimoard), seguiva invece il corso del fiume Savio, toccando Mercato Saraceno e Sarsina.

 

Giunti a quella che ai tempi si chiamava "Balneum Sanctae Mariae", piccolo castello protetto da mura, i pellegrini trovavano locande, un hospitale, l’assistenza e il conforto dei monaci camaldolesi ed anche l’accesso gratuito ai quattro bagni termali, le cui acque salutari recavano sollievo dopo lungo cammino. L'antica pievana di S. Maria in Balneo, nota attraverso i documenti fin dall'872, poi appartenuta ad un monastero camaldolese, è ora la basilica di S. Maria Assunta nella centrale piazza Ricasoli.

 

La chiesa ha tono architettonico del Rinascimento toscano, ma conserva parti della sua vecchia fabbrica romanica; notevole un trittico quattrocentesco di Neri di Bicci con l'Assunta e santi. Sulla via principale si trova anche il quattrocentesco palazzo del Pretorio, un tempo della famiglia dei Guidi.

Dopo essersi ristorati, i romei potevano così affrontare con nuovo vigore l’Appennino, varcandolo - come consigliavano le guide duecentesche - attraverso la “Strada dell’Alpe di Serra” per giungere ad Arezzo e quindi a Roma; oppure prendendo il più facile “Passo del Coronaro” che immette subito nella valle del Tevere.

 

Per informazioni turistiche:
Redazione di Bagno di Romagna

Ultimo aggiornamento 02/02/2017

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