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Home Le vie dei Romei Ferrara

Ferrara

I pellegrini arrivavano nella città due-trecentesca, che al tempo si trovava lungo il corso del fiume Po e ne costituiva uno dei più importanti scali portuali, provenienti dal nord Italia lungo il Po, o via terra direttamente dal centro Europa, passando per il Brennero.

 

All’epoca, l’aspetto della città era già caratterizzato dal dominio della Signoria della casa D’Este. Molto più piccola di quella odierna, la Ferrara medievale corrispondeva ai quartieri meridionali di oggi attorno alle arcate di via delle Volte.

 

La forma urbana attuale – di un’eleganza e un’ampiezza uniche nel suo assetto rinascimentale – data dal 1492, quando Biagio Rossetti realizzò per Ercole I d’Este l’addizione erculea.

 

Gli albori di Ferrara, parecchi più antichi, sono legati ad un “castrum” del sistema difensivo bizantino dove ora rimane la chiesa di S. Gregorio.

 

Duomo di Ferrara

 

La prima sede episcopale della città fu S. Giorgio, insediata nel VII secolo e rimasta in carica fino alla consacrazione della nuova cattedrale nel 1135. Si trova fuori dal centro storico, al di là del ponte sul fiume in fondo a via di Porta Romana. E’ interessante visitarla perché mostra dove si sviluppasse il polo della crescita religiosa della città altomedievale, sulla sponda opposta rispetto a quello militare-commerciale presso S. Gregorio e presso via delle Volte. Immaginare la chiesa come potevano trovarla i pellegrini oggi è difficile poichè l’edificio fu ricostruito nel 1417 e poi rimaneggiato. Meritano comunque una sosta il campanile di fine ‘400 e la splendida tomba del vescovo Roverella (XV secolo).

 

Molto più centrale fu la nuova Cattedrale che, consacrata nel 1135 al santo patrono Giorgio, presentava già ai nostri pellegrini le sue forme imponenti quanto leggere.

 

Sicuramente in opera era la parte inferiore della facciata, di forme romaniche mentre proprio fra il ‘200 e il ‘300 se ne stava costruendo l’ordine superiore a finestroni gotici.

 

Successivi sarebbero stati invece sia il porticato a botteghe lungo la fiancata destra, sia il campanile marmoreo, su probabile disegno di Leon Battista Alberti, sia l’abside che fu completata da Biagio Rossetti. Completamente rinnovato nel corso del ‘700 si presenta invece l’interno dove sono conservate opere di grande pregio del ‘500 e del ‘600.

 

Nel Museo della Cattedrale, che si trova nella vicina ex Chiesa di San Romano, spiccano dodici formelle marmoree di scuola antelamica, con i Mesi, che i pellegrini di passaggio nella città potevano ancora vedere su un portale poi demolito; le quattrocentesche ante d’organo dipinte da Cosmè Tura e due statue di Jacopo della Quercia.

 

Di fronte alla Cattedrale, il palazzo comunale ha origine duecentesca. Oggi radicalmente ristrutturato, fino al XVI secolo fu residenza di casa d’Este; un percorso coperto lo collega al castello.

 

Cuore dei quartieri medievali è la lunghissima sfilata di archi duecenteschi, quelli romanici a tutto sesto, e trecenteschi, quelli a sesto acuto, gotici, che caratterizza un’antica arteria principale cittadina. La strada è parallela alle vie Ripagrande e Carlo Mayr che nel medioevo erano in riva al Po. Le volte permettevano il passaggio fra i caseggiati interni. Presso l’angolo con corso di Porta Reno, la torre dei Leuti del X secolo fu riutilizzata dal ‘500 come campanile della chiesa di San Paolo.

 

Di fondazione altomedievale è anche il monastero di S. Antonio in Polèsine, la cui chiesa di clausura reca affreschi del primo ‘300. Fondato dai monaci eremitani di S. Agostino, all’epoca si trovava su un’isola (Polesine) al centro del vecchio corso del Po. Nel 1257 passò alle monache benedettine, su iniziativa della Beata Beatrice II d’Este, là sepolta. Visibile è la chiesa interna: tre grandi cappelle si presentano decorate da preziosi affreschi di scuola grottesca, nella cappella a sinistra, bolognese del ‘300, nella cappella di destra, e di scuola ferrarese del ‘300 e ‘400 nella cappella centrale.

 

Da Ferrara i pellegrini potevano poi proseguire su strada fino ad Argenta: lì giunti dovevano necessariamente imbarcarsi e attraversare le “Valles Argentensium” da nord a sud o verso est per Ravenna. Il cammino su terraferma poteva ricominciare quando i viaggiatori sbarcavano in uno dei porti meridionali di quelle paludi - come Conselice e Bagnacavallo oppure Santa Maria in Fabriago e altre località minori presso Lugo - per tornare a procedere via terra lungo le trasversali fino alla via Emilia , eredi dei “cardines” dell’età romana.

 

Sulla base degli "Annales Stadenses" da Ravenna si giungeva fino a Forlì e si poteva risalire l’Appennino attraverso la valle del Bidente fino a Bagno di Romagna e al Passo Serra per poi scendere sulla "Valle Santa" del Casentino, verso Arezzo.

 

Per informazioni turistiche:
Redazione di Ferrara

Ultimo aggiornamento 02/02/2017

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