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Home Le vie dei Romei Da Pomposa a Ravenna passando per Comacchio e S. Alberto

Da Pomposa a Ravenna passando per Comacchio e S. Alberto

Il vecchio tracciato tra il Veneto e Ravenna - l'attuale strada Romea, l’antica consolare Popilia costruita dai Romani verso il 132 a.C. - fu abbandonato prima del X secolo a favore di percorsi interni alternativi, via acqua e terra, preferiti dai Romei del Medioevo rispetto al litorale allora malsano.

 

Abbazia di Pomposa - Foto di Mario RebeschiniEppure anche qui i Romei avrebbero trovato il conforto e l’ospitalità di quelle comunità monastiche sorte sulle isole fra acque dolci e salmastre che caratterizzavano il litorale ferrarese.

 

Tra queste la più importante era certamente l’Abbazia benedettina di Pomposa, fondata con ogni probabilità sin dal VI secolo, documentata dall’874 e riconfermata in una lunga serie di diplomi imperiali nel 1022. Ancora oggi, a testimonianza della sua tradizione di ospitalità al pellegrino, si possono notare sulla facciata della chiesa delle significative decorazioni realizzate con ciotole di terracotta smaltata in vari colori.

 

Il periodo di massima prosperità dell’Abbazia si ebbe sotto il governo dell’abate Guido degli Strambiati, poi santificato, che la resse dal 1008 al 1017, dal 1019 al 1036 e dal 1038 al l1046. A quell’epoca il cenobio possedeva una ricca biblioteca e un’importante vita culturale. Fra i suoi ospiti più famosi si annoverano Guido D’Arezzo, Pier Damiani e più tardi anche Dante Alighieri.

L’Abbazia è un vero gioiello di architettura, con un bellissimo campanile di forme lombarde del 1063, l’atrio decorato da fregi in cotto, le navate rette da colonne di spoglio romane o bizantine, affreschi di scuola bolognese trecentesca e antichi mosaici pavimentali collocati tra il VI e XII secolo.

Una ventina di chilometri a sud di Pomposa i pellegrini incontravano, fra le distese d’acqua delle valli, la località di Comacchio. L’insediamento, già esistente in epoca altomedievale lungo un percorso derivato dalla via Popilia, visse la sua fase di maggior fulgore tra il VI e il IX secolo, quando disponeva di una delle più cospicue flotte dell’Adriatico ed era gran produttore di sale. All’epoca dei pellegrini, Comacchio era già stata più volte occupata e distrutta dai veneziani e nel 1299 sarebbe rientrata fra i domini di casa d’Este, signora di Ferrara.

 

Intatta, di quei secoli rimane oggi la disposizione del nucleo storico. Il suo Duomo dedicato al patrono San Cassiano risale al 708 d. C, ma l'attuale edificio venne eretto nella seconda metà del sec. XVII (1659). In origine era formato da tre navate, ora si presenta a navata unica con 12 cappelle laterali, dedicate ciascuna ad un'immagine sacra e ricche di tele preziose. Va ricordato inoltre il santuario dedicato alla veneratissima immagine di Santa Maria in Aula Regia. La presenza di questo edificio religioso viene attestata nel X secolo quando già il monastero vantava un ruolo importante. L'attuale edificio risale al 1665, mentre la facciata neoclassica fu fatta costruire nel 1888.

 

Importante, nei secoli dei nostri pellegrini, era poi la località di Sant’Alberto poco più a sud del Po di Primaro, nell’entroterra.

 

In epoca medievale era facile passare da queste parti in barca, dopo aver navigato il Po diretti a Ravenna. E’ noto dalle fonti scritte che le origini del luogo furono altomedievali (dall’XI secolo) e che le sue funzioni di porto fluviale lungo il Po di Primaro continuarono fino al ‘700.

 

Mentre il monastero di S. Adalberto in ‘insula Perei’ che si trovava in località Pero a pochi chilometri dall’abitato attuale, doveva poter dare accoglienza ai Romei. Per di più la chiesa di quel monastero risultava fondata nel 1001 dall’imperatore Ottone III, che personalmente guidò per la tratta tra il Po e Ravenna un gruppo di monaci in pellegrinaggio.

 

Oggi l’area rimane naturalisticamente di pregio, come dimostrano poco lontano la pineta di S. Vitale e il biotopo WWF di Punte Alberete.

Per informazioni turistiche:
Redazione di Ferrara

Redazione di Ravenna

Ultimo aggiornamento 02/02/2017

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