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Home Le vie dei Romei Rimini

Rimini

La fama della città oggi è dovuta soprattutto al fatto di essere una meta di vacanze estive nota a livello internazionale. Ma non è solo così. Nei secoli in cui la visitavano, i pellegrini romei trovavano una città dalle antiche origini romane, sorta nel 268 a. C. con il nome latino di “Ariminum”.

 

Fra i monumenti antichi di cui i romei potevano servirsi provenendo da nord spicca il ponte Tiberio, uno dei migliori ponti romani conservati fino ai giorni nostri. Oggi come allora segna l’inizio dell’antica via Emilia, strada di collegamento della città a Piacenza.

 

L’imponente opera architettonica fu eretta sul fiume Marecchia per decreto dell'Imperatore Augusto, il suo compimento si deve al successore Tiberio (14 - 21 d.C.). Costruito interamente in pietra d'Istria, a cinque arcate, in stile dorico, rappresenta un notevole documento della sapienza tecnica dei Romani.

 

Rimini - Arco d'Augusto

 

All'estremità sud della principale via storica della città, corso d'Augusto, al termine della via Flaminia che collegava Rimini a Roma, i pellegrini s’imbattevano nell’Arco di Augusto. Punto d’ingresso alla città, fu edificato nel 27 a.C. in onore di Cesare Ottaviano Augusto. Costruito anch’esso in pietra d'Istria, sebbene la demolizione negli anni ’30 del ‘900 lo ha reso isolato e monco, rimane comunque il più antico monumento del genere fra quelli conservati fino ad oggi.

 

La vivacità e la ricchezza della colonia romana sono testimoniate poi dai resti di un anfiteatro romano databile agli anni dell’impero di Adriano, secondo solo al Colosseo, che poteva contenere fino a 12.00 spettatori, ma soprattutto dall’eccezionale ritrovamento della Domus del Chirurgo, una piccola Pompei riemersa di recente nel cuore storico di Rimini, in piazza Ferrari.

 

Distrutta per un incendio intorno alla metà del III secolo, la domus ha rivelato, fra le macerie del crollo, strutture, mosaici, intonaci, arredi e suppellettili che offrono una "fotografia" eccezionale della vita nella Rimini antica. Proprio in questo ambiente è stato scoperto un raro corredo chirurgico-farmaceutico, il più ricco al mondo giunto dall'antichità, custodito nel Museo della Città.

 

Nel medioevo la città cominciava ad assistere alla crescita del casato dei Malatesta, la famiglia che in pieno ‘300 sarebbe divenuta egemone su tutto il territorio circostante, e che nel ‘400 avrebbe contribuito alla storia dell’arte mondiale con un caposaldo fondativo del Rinascimento come il Tempio malatestiano.

 

Progettato dall’architetto umanista Leon Battista Alberti, decorato da Agostino di Duccio, con interventi interni di Matteo dé Pasti, il Tempio, ad una sola navata, con ampie arcate a sesto acuto e vivaci decorazioni, è caratterizzato da sei cappelle laterali, chiuse da transenne in marmo. Tra queste, di notevole interesse artistico è "La Cappella dei Pianeti"; qui sotto il segno del cancro, segno zodiacale di Sigismondo, si può ammirare una veduta di Rimini all'epoca malatestiana, la più antica immagine della città giunta a noi. Tra le molte opere significative custodite nel Tempio spiccano un più antico crocifisso dipinto su tavola da Giotto e un affresco di Piero della Francesca.

 

Già la fondazione della colonia romana era dipesa dall’importanza strategica del luogo, alla radice sull’Adriatico di un asse fondamentale come la Via Emilia, per di più allo sbocco sul mare di due valli, quelle del Marecchia e del Conca, comode per chi volesse attraversare l’Appennino.

 

Rimasta indipendente perfino da Ravenna durante i secoli di presenza bizantina, la città dopo l’anno mille si ampliò e si dotò di un miglior porto. A quell’epoca Rimini aveva già regolari traffici marittimi con la Puglia, fatto che non poteva non interessare i pellegrini diretti in Terrasanta.

 

Nel ‘200 e nel ‘300, i secoli presi in considerazione come età preminente per i pellegrinaggi romei, Rimini vide concentrare attorno al suo porto sedi fisse di mercanti veneziani, toscani e bolognesi, mentre comparivano nuovi edifici civili, come il palazzo dell’Arengo.

 

Il palazzo è tuttora visibile in quella che è oggi piazza Cavour, il centro vitale della città durante il Medioevo. All’originario “palatium comunis” costruito fra il 1204 e il 1207, con il portico, il salone dell’Arengo al piano nobile e un’insolita torre campanaria, si affiancò verso il 1330 il “palatium novum” o palazzo del Podestà. Entrambi gli edifici sono stati gravemente manomessi dai restauratori attorno al 1925.

 

Rimini si dotò poi di nuove chiese, come la chiesa di S. Agostino, fatta iniziare verso il 1247 da monaci eremitani. Originale del tempo dei pellegrini, dopo i numerosi interventi sei-settecenteschi, rimangono i fianchi, l’abside e il campanile gotici, quest’ultimo con i suoi 55 metri è il più alto della città. Artisticamente molto importanti appaiono, all’interno dell’abside, gli affreschi di ispirazione giottesca e opere di scuola trecentesca locale. Gli affreschi nella cappella del campanile, con storie della vergine, sono attribuiti a un caposcuola come Giovanni da Rimini.

 

Dalla città, percorrendo l’entroterra, i pellegrini diretti a Roma avevano la possibilità di imboccare la valle del Marecchia o di proseguire fino a Cattolica e incamminarsi lungo l’itinerario che conduceva ad Urbino per la valle del Conca.

 

Per informazioni turistiche:

Redazione di Rimini Turismo

Ultimo aggiornamento 02/02/2017

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