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Le "Valles Argentensium" e i porti

Pur essendo molto cambiato rispetto ai primi secoli dopo il Mille, il territorio della Bassa Romagna conserva testimonianze che rimandano alle vie degli antichi pellegrini in viaggio verso la capitale della Cristianità.

 

Nei primi secoli dopo il Mille il braccio principale del Po passava per Ferrara, e tutta la pianura tra Argenta e Bagnacavallo era sommersa dalle paludi, le Valles Argentensium”, in cui il fiume dilagava.

 

Santa Maria in Fabriago - Foto di Stefano Lasi

 

I pellegrini che volevano raggiungere la via Emilia, dunque, non avevano altra scelta che navigare sbarcando nei porti di Argenta, Bagnacavallo, di Santa Maria in Fabriago o di altre località minori come San Lorenzo di Lugo, per proseguire fino a Faenza.

 

Circondata oggi dalle terre di bonifica, risultate dal prosciugamento delle paludi medievali, la cittadina di Argenta ospita del periodo la suggestiva Pieve di San Giorgio, la più antica chiesa del ferrarese, fondata nel VI secolo per volere dell'Arcivescovo Agnello di Ravenna. L’originaria pieve romanica oggi si trova in sponda opposta rispetto all’abitato, lungo la strada per l’oasi di Campotto.

 

Immersa in un ampio verde prativo, il piccolo edificio conserva un portale di facciata datato 1122, nella cui lunetta spicca un rilievo con il martirio di S. Giorgio. All’interno conserva tracce di mosaico pavimentale e un altare che risalgono al VI secolo della fondazione. I mosaici e i resti archeologici sono riprodotti in copia nell'atrio del Museo delle Valli e conservati nel Museo Civico di Argenta e nel Museo Arcivescovile di Ravenna.

 

La pieve rientra in uno dei settori del Parco regionale del Delta del Po, una zona umida sottoposta a tutela. Ultimo residuo delle paludi medievali, presenta una vegetazione ed una avifauna di grande interesse. La Val Campotto si visita solo accompagnati. Nel casino di Campotto è in funzione il Centro di documentazione storico-naturalistica delle valli; una saletta è dedicata ai loro rumori naturali.

 

Fra Argenta e Conselice, oggi la statale 610 transita dove i pellegrini viaggiavano attraverso le paludi. Prosegue poi lungo il tracciato di un’antica traversa della via Emilia, nel territorio di Massa Lombarda. Poco lontano, merci e uomini sbarcavano presso l’antica Pieve di Santa Maria in Fabriago, piccolo edificio fra i campi.

 

Dedicata alla natività di Maria Vergine, fu anticamente una tra le più antiche pievi della diocesi. Sorse agli inizi del XVI secolo sulle rovine di due chiese precedenti, distrutte dalle inondazioni. L'attuale edificio è ad una navata con abside poligonale. Il campanile cilindrico di stile ravennate (secolo VIII-IX), sorto probabilmente su una base di epoca romana, è ornato da monofore, bifore, trifore romaniche in successione dal basso verso l'alto.

 

Altro porto medievale di riferimento si trovava a circa 8 kilometri più a nord del vivace centro commerciale di Lugo, a San Lorenzo, dove in tempi recenti è stato messo in luce l’impianto della pieve di S. Stefano in Catena, probabilmente dell’VIII secolo, con campanile a base circolare.

 

Facendo poi scalo nell’antico “castrum Tiberiacum”, ora denominato Bagnacavallo, i pellegrini trovavano un abitato dall’aspetto assai diverso rispetto ad oggi. Della cittadina due-trecentesca resta la traccia degli isolati in quella che ora è la parte nord del centro storico. In piazza Libertà, da dove si dipartono a raggiera belle strade porticate di vecchio impianto, restano forse degli inizi del ‘200 la torre (detta anche dell’orologio) e il contiguo palazzo Vecchio.

 

Fuori dall’abitato, a circa 1 kilometro, s’incontra la pieve di San Pietro in Sylvis, notevole esempio di architettura protoromanica o esarcale del VII secolo, fra le più belle e meglio conservate della Romagna.

 

L’antica chiesa pare corrispondere al più orientale dei porti lungo la riva sud delle paludi deltizie. Ha facciata sobria e campanile isolato. Al suo interno, diviso in tre navate da archi a tutto tondo su pilastri, spicca nel presbiterio sopraelevato un piccolo altare anch’esso del VII secolo. L’abside, di impianto poligonale reca affreschi forse di un maestro riminese (1320-25). Raffigurano il Redentore fra gli evangelisti, gli apostoli e Cristo crocifisso tra la Madonna e San Giovanni.

 

Bagnacavallo mantenne sempre i rapporti con le città della via Emilia dato che dalla località, oltre una strada che portava a Faenza, indicata come strata magistra nella Descriptio del 1371, i mercanti e i pellegrini potevano contare sui corsi navigabili del Senio-Santerno e del Lamone. Nei pressi del castello c’era poi un porto da cui era possibile raggiungere Argenta, S. Alberto e Ravenna.


Per informazioni turistiche:

Redazione di Ferrara
Redazione di Romagna d'Este

Ultimo aggiornamento 02/02/2017

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