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La Valle del Marzeno

Modigliana - La TribunaIn più punti lungo la valle del Lamone - da Brisighella, dalla Pieve di S. Giovanni in Ottavo o all'altezza di Sant'Adriano - si staccano strade che raggiungono quella parallela del Marzeno, corrispondente al corso del torrente omonimo formato dalla confluenza dell’Aceterra, del Tramazzo e dell’Ibola. Nonostante la "Descriptio Romandiole" fissi il principale itinerario dei pellegrini lungo il Lamone, altre fonti fanno ritenere che proprio questa del Marzeno potesse essere una valida alternativa. Sono infatti attestati percorsi medievali che da Modigliana si dirigevano verso Marradi, verso Dicomano (anch'esso in Toscana) e verso Dovadola, nella contigua valle del Montone.

Nel loro punto di confluenza - a circa 20 chilometri da Faenza - i tre torrenti dividono in tre quartieri il centro storico di Modigliana.

La cittadina, ricca di ponti e di storia, fin dal X secolo fu parte integrante dell’Esarcato di Ravenna e patria della potente famiglia dei Guidi, signori di parte ghibellina, che attraverso più di 200 castelli controllavano un vastissimo territorio, esteso fra Romagna e Toscana.

Al tempo dei pellegrini, qui esistevano certamente la Roccaccia di vertice, ora rudere, l’ex Palazzo pretorio, che s’affaccia sull’omonima piazza, fatto costruire dai Guidi nel XII secolo e il Duomo, l’antica Pieve di Santo Stefano in Juviniano di cui rimane solo la cripta. Di origine del secolo IX fu completamente ricostruita nel XV secolo. Per una sollevazione popolare, che portò alla cacciata dei Guidi, nel 1337, la cittadina diviene libero Comune sotto il protettorato di Firenze.

Una decina di chilometri più a monte di Modigliana, sul fondovalle del Tramazzo, il pellegrino incontrava l’antico borgo di Tredozio, dal suggestivo aspetto d’epoca, anch’esso appartenente ai Guidi a partire dal 1263. Importante già all’epoca dei Romei era la pieve di S. Michele, originaria del XII secolo, che conserva un crocifisso dipinto su tavola di scuola riminese trecentesca.

Il suo castello (Castrum Treudacium), risalente al secolo X, doveva essere di aspetto piuttosto imponente poiché costruito con solidi muri in calce e pietra. Oggi del vecchio castello non restano che le fondazioni, alcuni locali interrati, forse adibiti a cisterne per la raccolta dell'acqua o a cantine, i resti della torre ed altri ruderi. A Tredozio è attestato un ospedale per i pelelgrini intitolato a S. Antonio.

Dopo il 1000, con la ruralizzazione della società e con lo spirito di rinnovamento e di riforma contro i mali della Chiesa e del mondo religioso in generale, la vallata di Modigliana e Tredozio vide fiorire un numero notevole di chiese e di conventi. Per primo, ad opera di S. Pier Damiani, sorse il Monastero di Gamogna; poi anche i monasteri di Tredozio (1060) e di Trebbana (1063).


Per informazioni turistiche:
Redazione Turismo forlivese

 

Ultimo aggiornamento 02/02/2017

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