La valle del Montone
Delle strette valli che caratterizzano l'Appennino forlivese, quella solcata dal fiume stesso di Forlì doveva essere importante per le comunicazioni già a partire dall'età romana. Gli storici dell’età antica ritengono infatti che già all' epoca fosse in funzione una via che da Forlì attraverso questa vallata “raggiungeva Dicomano e la valle della Sieve per innestarsi successivamente nella via Cassia”.

Per i secoli del Medioevo, però, le testimonianze in proposito sono scarse: sembra che solo a partire dal '300 questo itinerario tornasse a prendere importanza. Anche gli ospedali che potevano dare assistenza di tappa ai viaggiatori sono segnalati, sul tratto toscano del percorso, non prima del '300.
Quello storicamente meglio documentato tra i fortilizi lungo la valle del Montone è l’antico “Castrum Carii”, oggi la stazione termale di Castrocaro, attestato già dal 1035 d.c. e riferito alla famiglia comitale dei Pagani, vicini agli Ubladini di Toscana. Castrum Carii fu forse rifondato sul sito di un più antico “Castrum Sussubium” che faceva parte della rete di difesa bizantina in funzione antilongobarda disposta agli sbocchi delle valli appenniniche. Sebbene gran parte degli edifici storici ha avuto origine dopo la conquista da parte di Firenze, nel 1403, le atmosfere del tempo sopravvivono ancora nel suo borgo medievale, dove si notano, sotto le rovine della rocca, le altre due cinte murarie: la “Murata” con la Torre dell’orologio e quella più ampia ai piedi del colle, con il voltone dell’Orologio, risalente al 1371.
Da Castrocaro, l'itinerario proseguiva poi per “Duo Vadora”, cioè “due guadi” antichi sul corso del Montone che probabilmente sono alla radice del nome della cittadina di Dovadola. Possesso dei Guidi e conquistata dopo il 1424 da Firenze, la cittadina presenta ancor oggi, separata dalla statale, la grande rocca dei Guidi. Il borgo medievale conserva la chiesa cinquecentesca che sorge nel luogo di un’abbazia cluniacense fondata nell’XI secolo.
Dopo una decina di chilometri il pellegrino incontrava quindi l’abitato medievale di Rocca San Casciano con l’antico Monastero Benedettino di S. Donnino. Posta a 4 chilometri dall’abitato, la bella costruzione a fortilizio è documentata sin dal 1214, ma risale a tempi molto più antichi.
Continuando lungo il tratto, si giungeva a Portico e a San Benedetto in Alpe ai piedi del Passo del Muraglione, al confine della Romagna con la Toscana. La storia del luogo è legata all'Abbazia di San Benedetto, una delle più antiche dell'Appennino. Si ha notizia di un nucleo di eremiti già dal X secolo e qui, circa un secolo dopo, si fermò San Romualdo prima di fondare il monastero di Camaldoli.
In questi posti sostò anche Dante nel periodo del suo esilio tanto che li raccontò poeticamente nella Divina Commedia (Inferno, Canto XVI). Tra questi si rammenta la cascata dell’Acquacheta.
La decadenza dell'Abbazia iniziò sul finire del XIV secolo, quando passò sotto l'amministrazione della Basilica di San Lorenzo di Firenze. Oggi nei suggestivi locali dell'antico Molino - qui sorgevano i molini dell'antica abbazia - è posto il centro visita del Parco delle Foreste Casentinesi.
Da S. Benedetto in Alpe il cammino dei pellegrini proseguiva poi attraverso il passo del Muraglione per arrivare in Toscana.
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