ARTE
L' Idea Classica
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Tra
la fine del Cinquecento e la prima metà del secolo successivo,
l’arte emiliana è dominata dalla scuola dei Carracci (i fratelli
Agostino e Annibale, il cugino Ludovico, attivi a Bologna dal 1580 in
poi), il cui influsso innovativo si svilupperà anche attraverso
gli apporti fondamentali di altri due grandi artisti, il bolognese Guido
Reni e il centese Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino. Se Agostino
fu senza dubbio il principale animatore teorico della “Accademia
carraccesca”, e se Annibale riuscì ben presto a imporsi a
livello europeo divenendo uno dei protagonisti del barocco romano, spetta
a Ludovico
la palma del più brillante e duttile maestro del classicismo emiliano
allo scadere del XVI secolo.
Nelle sue opere troviamo la sintesi delle grandi esperienze del Rinascimento
maturo, da Raffaello a Correggio e a Tiziano giovane, calate tuttavia
nel nuovo clima di “tripudio retorico dell’immagine”
che segna l’epoca della Controriforma. Molti dei suoi capolavori
sono visibili a Bologna: nella Pinacoteca
Nazionale, ad esempio, l’Annunciazione (1585) dalla
semplicità pressochè neo-quattrocentesca, la Caduta di San
Paolo, la Madonna degli Scalzi (1590); nella Cattedrale
di San Pietro Il pianto sulla morte di Cristo (1614); nella
Basilica
di San Giacomo Maggiore San Rocco consolato da un angelo;
in San
Bartolomeo San Carlo al sepolcro di Varallo (1614); e ancora
opere significative sono nelle chiese
di San Paolo e di Santa Cristina, e bellissimi cicli di affreschi
in Palazzo
Magnani e in Palazzo
Fava (1583-84). Ma Ludovico Carracci è presente anche
a Imola, a Ferrara (con un dipinto alla Pinacoteca
Nazionale e uno in Santa Francesca Romana) e a Cento con
la così detta Carraccina (Sacra Famiglia con San Francesco, 1591)
della Pinacoteca
Civica, che seppe entusiasmare il Guercino; e poi ancora
a Modena, a Reggio Emilia e a Piacenza.
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Intorno
alle opere del Guercino
— questo affascinante pittore di origini contadine, che si perfezionò
dapprima attraverso lo studio di Dosso Dossi e di Tiziano, poi grazie
all’incontro con Ludovico Carracci — si può costruire
un itinerario assai interessante. A Cento, dove il pittore nacque e a
lungo visse, si vedono le tele e gli affreschi staccati della Pinacoteca
Civica, oltre che i tre bei dipinti della chiesa
del Rosario e altre opere minori. Quindi ci si inoltra nella
pianura circostante e, passando per Renazzo (opere nella Parrocchiale),
ci si spinge a Finale Emilia (dove la chiesa
del Seminario conserva altri due buoni quadri). Si raggiunge
Ferrara (Martirio di San Lorenzo nella Cattedrale,
1628; Purificazione della Vergine nella chiesa
dei Teatini, 1634) e si torna verso Bologna facendo sosta
a Pieve di Cento (per ammirarvi la stupenda Annunciazione della Collegiata,
1646). A Bologna vi sono opere in San
Giovanni in Monte, in San
Domenico, in San
Paolo, oltre che, in numero considerevole, nella Pinacoteca
Nazionale. Volendo, l’itinerario potrebbe essere allargato
a tutta la Regione, dato che conservano dipinti del Guercino anche San
Giovanni in Persiceto, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ravenna, Forlì,
Cesena e Rimini.
Per la grandiosa pittura di Guido
Reni, che conduce alla perfezione tecnico-stilistica e all’apogeo
lirico-espressivo il classicismo seicentesco emiliano, ci si deve limitare
invece a un minor numero di luoghi. Bologna, innanzi tutto, con la Pinacoteca
Nazionale (la Strage degli Innocenti, 1611-12, il Ritratto
della Madre, la Pala della Peste, 1631-32), la Basilica
di San Domenico (Apoteosi del Santo, 1613-15, affresco nel
catino absidale della cappella dell’Arca), la chiesa
di San Bartolomeo, l’Oratorio
di San Colombano, il Santuario
della Madonna di San Luca. Poi Pieve di Cento con l’Assunzione
della Vergine nella Collegiata,
Modena con due opere alla Galleria
Estense, Castelfranco Emilia con l’Assunta dell’omonima
chiesa
(1627), Ravenna con gli affreschi del Duomo
(1615-21), e Forlì con l’Immacolata Concezione della chiesa
di San Biagio.
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